Emorroidi: come affrontare il problema al meglio


Le emorroidi sono un problema molto diffuso, in particolare tra le persone sopra i 50 anni, ma in questo caso il detto “mal comune, mezzo gaudio” non consola certo chi ne soffre che si trova ad affrontare numerosi disagi, tra cui spesso dolore e sanguinamento durante la defecazione.

Il Dr. Afshin Heydari, del Poliambulatorio Chirurgico Modenese, ci spiega come affrontare al meglio il problema a partire da una corretta diagnosi fino all’eventuale trattamento chirurgico.

 

L’importanza di una corretta diagnosi

La prima cosa da fare è rivolgersi ad uno specialista in grado di fare una diagnosi corretta

Per prima cosa è infatti indispensabile rivolgersi il più presto possibile ad uno specialista proctologo che possa formulare una corretta diagnosi poiché alcuni sintomi che noi attribuiamo alla presenza di emorroidi potrebbero essere riconducibili a problematiche diverse, come ad esempio la presenza di una ragade anale.

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Come ridurre il disagio

Lo specialista sarà anche in grado di dare indicazioni che possiamo mettere in atto per stare un po’ meglio

Inoltre lo specialista potrà indicarci fin da subito alcune misure da mettere in atto che sicuramente non porteranno alla guarigione, ma che ci permetteranno di stare meglio in attesa di identificare il trattamento più indicato per noi.

Il Dr. Heydari sottolinea come il mantenimento di una certa consistenza delle feci, che non devono essere né troppo dure né troppo liquide, così come la regolarità intestinale siano aspetti fondamentali per ridurre il disagio causato dalle emorroidi.

In particolare “è fondamentale evitare di spingere molto durante la defecazione” perché quest’abitudine, insieme ad altri fattori, comporta la comparsa della patologia emorroidaria.

 

Non trascurare il problema

“Se passano gli anni, il prolasso aumenta e quindi anche l’entità dell’intervento e i disagi nel post-operatorio”

Nella maggior parte dei casi, anche se non andrebbe fatto, tutti questi accorgimenti vengono usati come una sorta di “automedicazione” che permette di prolungare il tempo della diagnosi e del trattamento, rimandando un eventuale intervento chirurgico.

Come osserva il Dr. Heydari, questa scelta può avere conseguenze negative perché se lasciamo passare troppo tempo dalla comparsa dei primi sintomi, il prolasso può aumentare e di conseguenza anche l’entità dell’intervento e i disagi nel post-operatorio, mentre se si interviene quando il prolasso è ancora modesto, l’intervento è più limitato e soggetto meno disagi nel post-operatorio.

Tra i metodi chirurgici per il trattamento della patologia emorroidaria, ricordiamo il metodo THD Doppler che permette di affrontare il disturbo emorroidario e il prolasso in modo efficace e mini-invasivo.

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Per trovare le strutture in cui viene praticato il metodo THD Doppler, visita la pagina dedicata.

 

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2 Commenti

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  • Conoscete la nevralgia del Pudendo ecco l’intervento mi ha regalato questo io ho fatto la metodica MORGAN MILLIGAN.
    Se si potesse tornare indietro nel tempo non mi farei più operare di emorroidi da allora non vivo più !!!!

    • Gentile Cristina,

      purtroppo alcune metodiche per il trattamento della patologia emorroidaria non sono sicure al 100%.

      Al contrario, la Metodica THD Doppler è una tecnica all’avanguardia e mini-invasiva che, grazie a questa sua peculiarità, permette di evitare l’asportazione di tessuto e riduce l’iperafflusso arterioso alle emorroidi e l’eventuale prolasso.

      Per approfondire meglio la Metodica THD Doppler consigliamo di visitare la seguente pagina http://blog.thdlab.it/metodo-thd-doppler/ .

      A presto,
      THD Salute e Benessere

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