Giornata Mondiale della Salute Sessuale: contro l’HPV, Informarsi è già Prevenzione

Giornata Mondiale della Salute Sessuale: 4 settembre

Domani, 4 settembre, si celebra la Giornata mondiale della salute sessuale (World Sexual Health Day), promossa dalla World Association for Sexual Health (WAS). Istituita nel 2010, la ricorrenza invita ogni anno istituzioni, professionisti sanitari e cittadini a parlare apertamente di salute sessuale, consenso e accesso alle cure.

Il tema scelto per il 2026 è “Every Body”: un’espressione che richiama, insieme, ogni persona e il corpo che abita. Un modo per ricordare che la salute sessuale riguarda tutti, ma che non tutti dispongono delle stesse informazioni, opportunità di prevenzione e possibilità di accesso ai servizi.

Parlarne significa promuovere educazione, consapevolezza, relazioni rispettose e prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili. Tra queste, una delle più comuni è l’infezione da Papillomavirus umano, più conosciuto come HPV.

Salute Sessuale non significa soltanto assenza di malattia

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute sessuale come uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale collegato alla sessualità, non come la semplice assenza di malattie o disfunzioni.

Perché questo benessere sia davvero possibile, sono indispensabili informazioni affidabili, servizi sanitari accessibili, rispetto del consenso e libertà da ogni forma di discriminazione. Anche poter fare una domanda senza vergogna, parlare con il proprio medico o aderire a uno screening fa parte, concretamente, della tutela della salute sessuale.

HPV: un’infezione molto comune, spesso silenziosa

Con la sigla HPV si indica una famiglia di oltre 200 virus. Alcuni tipi sono definiti a basso rischio e possono provocare lesioni benigne, come i condilomi anogenitali. Altri sono classificati ad alto rischio perché, quando l’infezione persiste nel tempo, possono favorire lo sviluppo di lesioni precancerose e tumori.

Il National Cancer Institute identifica 12 tipi di HPV ad alto rischio oncogeno. Tra questi, HPV 16 e HPV 18 sono responsabili della maggior parte dei tumori associati al virus.

L’HPV si trasmette soprattutto attraverso i contatti sessuali vaginali, anali e orali. Il preservativo contribuisce a ridurre il rischio, ma non può azzerarlo.

Quasi tutte le persone sessualmente attive entrano in contatto con uno o più tipi di HPV nel corso della vita. Nella grande maggioranza dei casi non compaiono sintomi e il sistema immunitario controlla l’infezione spontaneamente, in genere entro uno o due anni. A richiedere attenzione è soprattutto l’infezione da HPV ad alto rischio che persiste per anni: è questa persistenza, non il semplice contatto con il virus, che può determinare alterazioni cellulari e, nel tempo, un tumore.

I numeri italiani: oltre 7.000 diagnosi correlate all’HPV

Secondo i dati richiamati nel 2026 dall’Istituto Superiore di Sanità, in Italia i tumori associati all’HPV provocano ogni anno oltre 7.000 nuovi casi di tumori HPV-correlati e più di 3.000 decessi.

Il tumore della cervice uterina rappresenta la quota più rilevante, con più di 2.400 nuovi casi e oltre 1.000 decessi l’anno. L’HPV, però, non è collegato soltanto al tumore della cervice. Può contribuire anche allo sviluppo di tumori dell’ano, dell’orofaringe, del pene, della vulva e della vagina.

Questi numeri non devono generare allarmismo. Devono ricordarci, piuttosto, che disponiamo di strumenti capaci di prevenire una parte consistente delle patologie associate al virus.

Il primo pilastro della prevenzione: il Vaccino anti-HPV

Il vaccino anti-HPV è uno degli strumenti più efficaci per prevenire le infezioni causate dai tipi di virus inclusi nel vaccino e ridurre il rischio di lesioni precancerose, tumori e condilomi.

La protezione è massima quando la vaccinazione viene effettuata prima dell’esposizione al virus. Per questo il calendario nazionale italiano prevede l’offerta attiva e gratuita a ragazze e ragazzi a partire dall’undicesimo anno di vita.

Essere già entrati in contatto con un tipo di HPV non significa, tuttavia, che la vaccinazione non possa offrire alcun beneficio: il vaccino non cura un’infezione in corso, ma può proteggere dai tipi vaccinali non ancora acquisiti. La valutazione deve però essere personalizzata con un professionista sanitario.

Il secondo pilastro: lo Screening Cervicale

Vaccinazione e screening non sono alternativi tra loro: sono due strumenti complementari. Anche chi è vaccinato deve aderire agli inviti previsti per la propria età e il proprio profilo di rischio.

In Italia i programmi organizzati di screening cervicale si rivolgono alla popolazione femminile tra i 25 e i 64 anni. A seconda dell’età, dello stato vaccinale e dell’organizzazione regionale, viene proposto il Pap test, che ricerca eventuali alterazioni delle cellule cervicali, oppure il test HPV, che individua la presenza dei tipi di virus ad alto rischio.

Un test HPV positivo, è bene ricordarlo, non equivale a una diagnosi di tumore: indica la necessità di seguire il percorso di controllo o approfondimento proposto dal programma sanitario.

Per i tumori HPV-correlati non cervicali non esistono a oggi programmi di screening di popolazione altrettanto consolidati. In presenza di sintomi persistenti, lesioni visibili o particolari condizioni di rischio, è quindi importante rivolgersi a uno specialista, che potrà indicare gli approfondimenti più appropriati.

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HPV: non riguarda solo le donne

L’HPV può colpire persone di ogni sesso, sebbene le patologie associate al virus e il loro impatto possano essere differenti. Anche gli uomini possono contrarre e trasmettere l’infezione, sviluppare condilomi e, in alcuni casi, tumori dell’ano, del pene e dell’orofaringe. Coinvolgerli nella prevenzione, a partire dalla vaccinazione, significa proteggere la salute di tutti.

Altrettanto importante è contrastare lo stigma. Una diagnosi di HPV non permette di stabilire quando sia avvenuto il contagio né da chi sia stato trasmesso, e non dice nulla sulle abitudini o sulla vita sessuale di una persona. L’infezione è molto comune, spesso non provoca sintomi e può essere rilevata anche molto tempo dopo il contatto con il virus.

Trasformare una diagnosi in un giudizio morale non protegge nessuno: alimenta paura, silenzio e rinuncia ai controlli. La prevenzione, al contrario, nasce dall’informazione, dal dialogo e dall’accesso alle cure.

Cosa possiamo fare, da oggi

La Giornata mondiale della salute sessuale ci ricorda che parlare di questi temi non dovrebbe mai essere fonte di imbarazzo. Il silenzio non protegge; l’informazione corretta sì.

Per conoscere meglio l’HPV, chiarire i dubbi più comuni su prevenzione, diagnosi e trattamento, visita hpvfight.org

Contro l’HPV oggi abbiamo strumenti efficaci. Usarli significa prendersi cura di sé e delle altre persone, senza paura né imbarazzo. Non soltanto domani, 4 settembre, ma ogni giorno.

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