Lavoro a rischio emorroidi?

Tutto quello che dovete sapere per prevenirle

Ogni professione ha i suoi vantaggi e i suoi lati meno positivi e ognuno di noi quotidianamente adotta abitudini e strategie per gestire al meglio tutti gli aspetti legati a questa parte così importante della vita. Anche se il nostro lavoro ci piace e ci dà grandi soddisfazioni a volte può contribuire al manifestarsi o al cronicizzarsi di problemi di salute piuttosto sgradevoli.
Uno di questi è proprio la patologia emorroidaria. Capita spesso infatti che ci sia una correlazione tra l’insorgenza o l’aggravarsi di questo disturbo e il tipo di professione svolta.

 

Desideriamo quindi darvi alcune informazioni sulle professioni più a rischio emorroidi e su come prevenire questa patologia o contenerne i sintomi, compatibilmente con le proprie mansioni lavorative.

Le professioni che più facilmente possono esporci all’insorgenza della patologia emorroidaria sono contraddistinte dai seguenti aspetti:

  • Posizione seduta mantenuta per periodi prolungati
  • Posizione eretta mantenuta per periodi prolungati
  • Sforzi intensi e sollevamento pesi
  • Elevati livelli di stress e tensione

Partendo da queste premesse risulta abbastanza semplice identificare i professionisti che devono prestare maggiore attenzione. Ma vediamo più nel dettaglio come determinate professioni favoriscano la comparsa di questo disturbo e come prevenirlo.

1. Professioni che richiedono la permanenza in posizione seduta per periodi prolungati

Partiamo da coloro che per lavoro devono rimanere seduti per periodi prolungati: la categoria più rappresentativa è costituita da chi trascorre gran parte della giornata lavorativa in ufficio alla scrivania. Ma in questo gruppo troviamo anche professionisti che effettuano frequenti viaggi in auto o in aereo, magari coprendo grandi distanze in tempi brevi.

Quando si rimane seduti a lungo nella stessa posizione, magari accavallando anche le gambe, viene ostacolata la corretta risalita del sangue al cuore esponendoci a problemi del microcircolo e nei casi più seri e in presenza di altri fattori aggravanti, addirittura a trombosi venose alle gambe, con la formazione di coaguli che possono raggiungere anche polmoni e cuore.

Stando seduti a lungo, infatti, il sangue tende a risalire più lentamente e a ristagnare negli arti inferiori (stasi venosa).
Restare seduti per periodi di tempo prolungati aumenta quindi anche la probabilità di andare incontro a problemi di emorroidi, poiché il sangue tende ad accumularsi nelle vene del retto, aumentando la pressione sulle stesse e provocandone la progressiva dilatazione e indebolimento.

Per limitare il rischio, coloro che trascorrono gran parte del tempo in ufficio possono abituarsi a privilegiare quotidianamente le scale invece dell’ascensore e parcheggiare l’auto un po’ più lontano dal posto di lavoro per poter fare una piccola camminata salutare sia all’inizio che al termine dell’orario di lavoro. E’ inoltre da evitare la pausa pranzo alla scrivania: non solo per il buon funzionamento del microcircolo venoso, ma anche per preservare la nostra capacità di concentrazione e una situazione di generale benessere. Durante la giornata è poi indicato fare piccole pause ogni 2 ore per sgranchirsi le gambe ed eseguire piccoli e semplici esercizi che favoriscono il deflusso venoso: ad esempio sollevarsi velocemente e più volte sulle punte dei piedi. E’ poi importante evitare di tenere le gambe accavallate o mantenere la sedia ad un’altezza eccessiva rispetto alla lunghezza della gambe: i piedi devono infatti toccare perfettamente il pavimento per evitare di ostacolare ulteriormente la risalita del sangue.

Anche chi passa molto tempo in auto dovrebbe fare piccole pause a cadenza regolare e prestare attenzione alla corretta regolazione del sedile. Chi viaggia frequentemente in aereo per lunghe tratte, dovrebbe muovere gambe e piedi almeno ogni ora per 3 o 4 minuti e alzarsi nei momenti in cui è consentito camminando lungo il corridoio. Le persone già affette da insufficienza venosa o problemi del microcircolo, dovrebbero poi consultare il proprio medico prima di affrontare un lungo viaggio e adottare idonee misure di prevenzione, come ad esempio apposite calze graduate anti-embolia.

2. Professioni che richiedono la permanenza in posizione eretta per periodi prolungati

Il secondo gruppo include molteplici professionisti che trascorrono molto tempo in piedi senza potersi sedere, come baristi, camerieri, parrucchieri, portieri e commessi.

La prolungata stazione eretta ha effetti negativi sia sull’apparato muscolo-scheletrico che sul corretto funzionamento del microcircolo, favorendo anche in questo caso l’insorgenza di problemi circolatori legati alla difficoltà di risalita del sangue venoso. Tutto questo si ripercuote negativamente anche sulle vene del retto e aumenta quindi il rischio di sviluppare la patologia emorroidaria.

Anche in questo caso è importante controbilanciare gli effetti negativi della posizione abituale con frequenti pause che permettono di muovere gli arti inferiori e con piccoli esercizi come il sollevarsi più volte e rapidamente sulle punte dei piedi o spostare il peso ogni 2-3 minuti alternativamente sulla gamba destra e sulla gamba sinistra: lo spostamento alternato del peso del corpo da un piede all’altro stimola la cosiddetta pompa muscolare, determinando la contrazione dei muscoli del polpaccio e favorendo la risalita del sangue venoso verso il cuore.

 

3. Professioni che prevedono sforzi intensi o sollevamento pesi

Effettuare regolarmente sforzi intensi e sollevare oggetti molto pesanti, come accade in lavori come il magazziniere e il facchino, può portare ad un aumento dell’incidenza di problemi emorroidari. Gli sforzi intensi e improvvisi e il sollevamento di carichi pesanti creano infatti un aumento della pressione sulle vene del retto in combinazione ad un sovraccarico delle strutture di sostegno del canale anale.

Per queste professioni, tipicamente maschili, è quindi importante eseguire correttamente i movimenti di sollevamento e messa a terra ed evitare di sollevare carichi troppo pesanti, provando piuttosto a suddividere il peso in più pacchi o avvalendosi di apposite attrezzature. Sono inoltre utili esercizi specifici finalizzati al rafforzamento del pavimento pelvico, la regione muscolare che circonda e sostiene gli organi pelvici (uretra, vescica, utero e apparato ano-rettale), per prepararlo a gestire al meglio un aumento improvviso della pressione interna.

 

4. Situazioni lavorative contraddistinte da un alto livello di stress

Anche impegni eccessivi, scadenze serrate e forti tensioni sul posto di lavoro possono alterare la normale funzionalità intestinale esponendoci al rischio di stitichezza e quindi, di conseguenza, al rischio di emorroidi.

In generale alti livelli di stress alterano l’equilibrio chimico del nostro organismo determinando un’eccessiva produzione di ormoni come la noradrenalina e il cortisolo che possono compromettere la funzionalità di molteplici organi.

Inoltre un ritmo lavorativo troppo frenetico e stressante ci porta ad andare sempre di corsa e a rimandare il momento di andare in bagno, che viene visto quasi come “una perdita di tempo” ignorando uno dei bisogni più elementari del nostro corpo. E così lo stimolo a defecare viene rimandato a favore di ciò che in quel momento ci sembra più importante… ma questo comportamento è estremamente dannoso poiché altera la regolare funzionalità intestinale e favorisce la stipsi, esponendoci a sforzi eccessivi durante la defecazione e quindi al rischio di patologia emorroidaria

Non possiamo eliminare completamente lo stress dalla nostra vita, ma possiamo limitarlo e imparare a gestirlo al meglio evitando che influisca negativamente sulla nostra salute.

Da una parte si può intervenire direttamente sugli stimoli stressanti, ad esempio rinegoziando scadenze troppo ravvicinate o carichi di lavoro eccessivi, dall’altra si può agire sui nostri pensieri e sui nostri atteggiamenti rispetto all’evento stressante per poterlo affrontare in modo più distaccato e sereno, anche per mezzo di specifiche tecniche di rilassamento.

Al di fuori dell’orario di lavoro è poi fondamentale dedicarsi appena possibile ad attività che ci piacciono e ci divertono, da soli o in compagnia di persone simpatiche e positive: sono questi momenti che ci permettono di rigenerarci psicologicamente e ritrovare l’energia per affrontare le grandi e piccole sfide quotidiane.

5. Quali sono le buone abitudini quotidiane per prevenire l’insorgenza della patologia emorroidaria, indipendentemente dalla professione svolta?

Aggiungiamo infine alcune misure preventive e corrette abitudini quotidiane che valgono per tutte le professioni:

  • garantire all’organismo una buona idratazione, bevendo molta acqua durante tutta la giornata, soprattutto quando si è in viaggio
  • mantenere la regolarità del transito intestinale
  • praticare una regolare attività fisica, evitando gli sport che comportano sforzi eccessivi o traumatismi a livello anorettale e privilegiando attività aerobiche a bassa intensità e lunga durata come nuoto e camminate.
  • evitare abiti troppo stretti, in particolare sulle gambe.
  • seguire un’alimentazione bilanciata, ricca di bioflavonoidi e antiossidanti
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Lavoro a rischio emorroidi? Qualora la patologia fosse già ad uno stadio più avanzato, esistono diversi trattamenti che permettono di affrontarla in modo efficace, tra cui l’innovativo metodo THD Doppler, una procedura chirurgica mini-invasiva usata con successo in numerosi centri. La scelta del trattamento più indicato deve in ogni caso essere valutata con il proprio medico di fiducia, a seguito di accurata visita specialistica.

 

Tutti questi accorgimenti aiutano a mantenersi in forma e a prevenire o trattare l’insorgenza di disturbi legati al ristagno venoso, permettendoci di svolgere il nostro lavoro con maggiore efficacia e concentrazione nel rispetto della nostra salute. Se conosci persone che per lavoro o stile di vita sono più soggette all’insorgenza di questi disturbi, ti invitiamo a condividere con loro questo articolo: una corretta informazione e un’efficace prevenzione sono la migliore cura.

 

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